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LA "LUTEROFILIA" E LA "LUTEROMANIA" DEL FALSO CATTOLICO RIFLESSIONE DI DON MINUTELLA:


Sempre più chiaramente, nella falsa Chiesa, predomina una sorta di “luteromania”, che agli occhi della vera Chiesa appare come una stravagante nostalgia eretica. Il più grande eretico, insieme ad Ario, della storia del cattolicesimo, oggi è tornato più che mai di moda, sembra come risuscitato. Basterebbe ascoltare molte delle prediche domenicali, o partecipare a vari convegni e dibattiti parrocchiali, o ancora, più a fondo, seguire corsi di dogmatica negli atenei di teologia, insomma dappertutto echeggia, come una sorta di mantra progressista, il nome di Lutero.
Da parecchi anni ormai, nella mia Diocesi, alcuni sacerdoti, tra i più in vista (come si dice), hanno persino trasformato le loro chiese in luoghi di culto protestante. In una di queste domina da qualche tempo una “tribuna della Parola” (orrenda a guardarsi; sembra pronta per un comizio elettorale), che sovrasta visivamente tutto, fino a nascondere l’altare e a oscurare il tabernacolo (dove la lampada è rigorosamente spenta). Agli incontri di clero, tocca prima o poi sorbirsi gli interventi di questo o quell’altro prete che, con un entusiasmo incomprensibile, citano Lutero o qualcuno dei suoi scritti.
Ora, se a canonizzare l’eresiarca di Erfurt, fosse stato soltanto quello che una volta si chiamava il basso clero, in definitiva avremmo sempre potuto trovare conforto nel Magistero ordinario del papa e dei vescovi, come quando si prende una buona boccata di ossigeno.
E’ grazie alla roccaforte del Magistero che ancora oggi si va a Lourdes e non a Wittemberg, alla grotta di Massabielle e non alla chiesa del castello delle 95 tesi luterane. Solo per la vigilanza sulla sana dottrina cattolica (che Lutero ha preso di mira come nessun altro), è stato possibile arginare questa ondata entusiastica a favore di Lutero. Ma ormai è uno tsnunami. Statisticamente Lutero nel cattolicesimo odierno viene citato più volte e con più passione della beata Vergine Maria e di san Giuseppe (solo per fare gli esempi più significativi). Il suo scritto sul Magnificat surclassa il Trattato della vera devozione a Maria del Monfort. Nelle librerie cattoliche (o ritenute tali), gli scritti di Lutero o su di lui, quasi li pesti coi piedi talmente sono all’ingresso, se invece cerchi (che ne so) Teresa d’Avila o Giovanni della Croce, don Bosco o padre Pio, ti introducono in spaventosi tunnel bui, alla ricerca di scaffali irraggiungibili, con scalette a tua disposizione (che non capisci mai se è per cortesia o per farti fuori, come uno degli alives cattolici!)…
Il guaio imprepensabile è che proprio dai vertici ormai (dopo anni di corteggiamento nei confronti dell’eresia luterana), si è giunti ad un apparentamento che suona come tradimento consapevole dello spirito cattolico.
Lutero è amato dai falsi cattolici. E’ un dato che dobbiamo purtroppo riconoscere. Amato, citato, preso a modello. A nulla ormai servono le messe in guardia da parte dei bastioni cattolici. Tutti abbattuti con l’ariete luterano. Solo adesso assistiamo in sequenza a una sorta di film horror (per quelli disposti a rimanere e morire da cattolici romani): intronizzazione della statua di Lutero in Vaticano, celebrazioni ecumeniche dentro la basilica di san Pietro e, quel che è peggio, tentativi (a mio avviso goffi), di ribattezzare Lutero come riformatore sincero, come uomo di Dio, animato da sentimenti evangelici, come un missionario della Provvidenza.
Spiace dirlo. Ma alla canonizzazione di Lutero, al vero e proprio processo informativo sulle virtù (come si dice in Vaticano quando si avvia una causa), ha contribuito e non poco quel politically correct, che già subito dopo la stagione postconciliare, in ragione di un ecumenismo à la carte, ha via via smentito non solo la ragione storica circa la virulenta reazione del monaco tedesco verso Roma, ma persino la risposta stessa della Chiesa a tale impostura. Trento è oggi pressoché ridicolizzato. Quel Concilio, a detta di tanti cattoluterani, è stata una sorta di riunione di pastori privi di capacità di dialogo. Non erano avvezzi all’aggiornamento, non hanno saputo cogliere i segni dei tempi. Ovvio che il battesimo di Lutero implichi le esequie di Trento e della Controriforma. Perché se l’intenzione era buona, allora i padri tridentini non hanno saputo cogliere il passaggio di Dio (nientemeno!). E infatti IL Concilio è uno solo, quello ultimo. Di Trento non bisogna parlare. Damnatio memoriae per Trento, honor causae per Lutero.
Ma, chiediamoci, da dove viene questa luterofilia? C’è qualcosa che in modo congeniale assimila lo spettro dell’eretico con la sensibilità del cattolico contemporaneo? Sì, c’è. Ed è di un’evidenza immediata.
Oggi la dottrina non piace più. Si dice che è di troppo, che è meglio il discernimento delle situazioni specifiche, che il popolo possiede il carisma della verità. La dottrina è qualcosa di rigido, e chi ancora la segue appartiene al sinedrio dei cuori chiusi, degli animi farisei. Ormai gli esponenti più in vista della gerarchia della falsa Chiesa non fanno che ripetere: la dottrina non mi piace! Oppure ancora: la dottrina porta con sé l’immagine della durezza della pietra.
Crollando l’edificio dottrinale, restano le rovine del soggettivismo, ovvio! Come direbbe Sherlock Holmes, “elementare, mio caro Watson!” Ognuno finalmente sceglie ciò che più gli piace! Tra ordine morale e coscienza, non è più necessaria alcuna regola oggettiva, che risulta soltanto un peso insopportabile. Così il soggetto decide, perché è supremo padrone.
Questa arroganza è tipica dei cattolici della falsa Chiesa. Niente più dogmi nè dottrina, e il papa è l’idolo che garantisce l’arbitrio. La tracotanza di Lutero ha perduto ogni controllo, e non va esclusa l’intromissione, a quel punto, del diavolo. Lutero ha scelto per tutti, ha azzerato millecinquecento anni di fede, ha cancellato d’un sol colpo (chi altri c’è riuscito come lui?) il settenario sacramentale, l’autorità petrina, il culto mariano e la devozione ai santi, soprattutto è andato al cuore della fede. Con l’ascia della superbia ha reciso la Presenza reale e con le forbici dell’arroganza intellettuale soprattutto ha eliminato odiandola, sì, proprio odiandola, la santa messa cattolica, quel Vetus Ordo che, ancora oggi, fa respirare la presenza del mistero divino.
Come è possibile che se ancora non si sappia scorgere in questo fermento di odio qualcosa di satanico, si decida però di trascurare l’evidenza storica, per farne quasi un martire della verità? Ho viaggiato a lungo nei paesi luterani. Ovunque nelle chiese riformate, nonostante la serietà del culto e della riflessione teologica, rimane qualcosa di quella triste e buia tracotanza luterana. Soprattutto non c’è la Presenza reale, non c’è il tabernacolo (che, del resto, a molti falsi cattolici non dice più nulla), non c’è la dolce e soave assistenza della Madre celeste, nonostante la bellezza degli inni liturgici e la compostezza nordica. La solitudine della Parola…
La Scrittura è stata rivisitata, e doveva passare per bene solo quel che a Lutero andava a genio, il ministero sacerdotale gettato alle ortiche, il celibato disprezzato, i voti monastici ridicolizzati (egli si sposerà per fare un torto al monachesimo), la penitenza e la mortificazione resi inutili, fino ad una forma di disprezzo autolesionistico (Lutero in quaresima giungeva a star male perché volutamente rincarava le dosi di carne e di vino o birra).
Lentamente egli ha trasformato se stesso in una sorta di Autoidolo, la sua predicazione ha potuto condurre a morte violenta migliaia di poveri contadini (indegni del vivere); il risultato dell’intervento dei principi aizzati dallo stesso Lutero contro i contadini ribelli, è da infarto: nella battaglia finale di Frankenhausen fu atrocemente annientato un esercito di 10.000 contadini e cittadini comuni. Ma è solo la punta dell’iceberg: nella lotta campale lasciarono la pelle la bellezza di 100.000 persone, civili soprattutto. “Lasciarono la pelle” è usare un eufemismo: furono arsi vivi, trafitti, torturati, massacrati, accecati. Con la gioiosa soddisfazione dell’ormai vecchio eresiarca. Il quale ha ipnotizzato le coscienze, manipolandole in direzione di un risentimento antiromano, che ancora oggi perdura. Lentamente l’autoidolatria ha condotto Lutero al controllo di regime. Chiunque non la pensasse come lui era da eliminare. Tralascio del resto i raffinati epiteti luterani nei confronti del papa e dei cattolici romani.
Dappertutto si respira aria sulfurea, c’è odor luciferino nello stile del povero monaco (poi sposatosi con una suora e padre violento di sei figli). La sua riflessione teologica non è fluida e pacata, ma torbida e aggressiva. Il suo stile violento è quanto di più lontano dall’umiltà di Maria. Appunto. Notate questo: anzitutto come lo spirito ribelle di Lutero riviva oggi nella falsa Chiesa, e come proprio Maria sia (a ragione) la contrapposizione più immediata. All’orgoglio della ragione che idolatra se stessa, l’umiltà della serva che si mette in ginocchio, alla tracotante sfida all’autorità del papa la semplicità orante della Vergine del Fiat. I due spiriti (luterano e mariano) sono quelli che contrappongono oggi la falsa Chiesa alla vera Chiesa.