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Un terzo degli italiani ha votato il Movimento 5 Stelle ingannati dall'offerta del «reddito di cittadinanza»











Un terzo degli italiani ha votato il Movimento 5 Stelle ingannati dall'offerta del «reddito di cittadinanza», un fiume di denaro pubblico che verrebbe regalato a chi non lavora. Ma si tratta di una truffa perché non è praticabile sul piano finanziario, è sbagliato sul piano economico ed è deleterio sul piano etico

Buongiorno amici. L'Italia dei circa 18 milioni cittadini poveri, di cui circa 7 milioni per sfamarsi fanno la fila alle mense dei poveri e 4 milioni non hanno alcun reddito, l'Italia dei 40% dei giovani disoccupati o inoccupati, ha votato in massa per il Movimento 5 Stelle. Ad attrarre questo 30% di italiani in grave difficoltà economica è il «reddito di cittadinanza».
Secondo la proposta di legge depositata dal Movimento 5 Stelle (Ddl n. 1148/2013), il reddito di cittadinanza consiste in un sussidio mensile massimo erogato alle famiglie senza reddito pari a 780 euro per un singolo, a 1.014 euro per un genitore solo con un figlio minore e 1.638 euro per una coppia con due figli minori. La spesa per lo Stato sarebbe di circa 15 miliardi di euro all'anno. Il disegno di legge prevede la possibilità di concedere il reddito di cittadinanza anche ai lavoratori autonomi e i pensionati. In campagna elettorale il Movimento 5 Stelle ha detto che il reddito di cittadinanza spetterebbe anche agli immigrati, il che farebbe crescere notevolmente la spesa.











Il reddito di cittadinanza è rivolto ai maggiorenni che risultano disoccupati o inoccupati, oppure ai lavoratori il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà. Sulla carta per beneficiarne bisogna fornire la disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti; iniziare un percorso per essere accompagnato nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego; offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali); frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale; effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno; comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito; accettare uno dei primi tre lavori offerti.
Secondo il Movimento 5 Stelle i potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza, individuati tra i disoccupati, inoccupati, occupati sottopagati e pensionati, sarebbero circa 9 milioni di italiani. La spesa, vidimata dalla Ragioneria dello Stato, sarebbe di quasi 16 miliardi di euro. Ma per il presidente dell’INPS Tito Boeri, in un’audizione in Commissione Lavoro al Senato, il costo del reddito di cittadinanza sarebbe di 30 miliardi. Il Movimento 5 Stelle sostiene che i soldi verrebbero garantiti dallo stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, opere inutili e spending review. Ammesso che si riuscisse a farlo, la copertura sarebbe garantita per il primo anno. Pensiamo inoltre alle conseguenze per l'esercito di italiani che lavora ma sono sottopagati e a cui lo Stato darebbe una retribuzione addirittura superiore a quella che percepiscono ma senza lavorare.












L'errore di fondo della proposta del reddito di cittadinanza è di concepire l'erogazione di un compenso statale svincolato dalla prestazione lavorativa. Questa proposta è frutto dell'ideologia statalista del Movimento 5 Stelle, che considera lo Stato come il principale imprenditore che dovrebbe provvedere alla creazione dei posti di lavoro. Si tratta di un'ideologia che è clamorosamente fallita ed è stata bocciata dalla Storia. Il lavoro deve invece essere affidato alle imprese e gli stipendi devono essere frutto del lavoro svolto che si traduce nella produzione di beni e di servizi. Lo Stato deve limitarsi a garantire la disponibilità del denaro e delle risorse necessarie per l'attività delle imprese, a definire delle regole che garantiscano la sana concorrenza e gli obiettivi strategici atti a perseguire lo sviluppo virtuoso e il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. Ma è assolutamente e profondamente errato dare soldi ai cittadini senza avere in cambio una prestazione lavorativa.
Il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle è innanzitutto economicamente insostenibile in un'Italia che oltretutto ha perso la sovranità monetaria ed è sottomessa al rigoroso rispetto di parametri finanziari imposti dall'Unione Europea iscritti addirittura in Costituzione (l'obbligo del pareggio di bilancio). È concettualmente sbagliato perché l'eventuale disponibilità di risorse pubbliche devono essere messe a disposizione delle imprese, affinché siano le imprese a creare dei nuovi posti di lavoro e a corrispondere ai cittadini dei compensi avvalorati dal lavoro svolto, che si traducono nella produzione di beni e di servizi, che alimentano il circolo virtuoso della produzione e dei consumi. È comunque eticamente sbagliato accreditare la cultura del parassitismo dando soldi ai cittadini senza chiedere loro in cambio una prestazione lavorativa. Anche se sulla carta ciò avverrebbe per un periodo
limitato, sappiamo bene che questi periodi potrebbe venire prolungati a dismisura. Con l'ovvia eccezione dei casi di chi è effettivamente impossibilitato a lavorare, ma si tratta di casi per cui lo Stato già riconosce il diritto a percepire dei compensi.
Ecco perché il reddito di cittadinanza è impraticabile sul piano finanziario, è sbagliato sul piano economico, è deleterio sul piano etico. Considerando che si tratta della ragione principale che ha indotto un terzo degli elettori italiani a votare per il Movimento 5 Stelle, prendiamo atto che il reddito di cittadinanza è la più grande presa in giro degli italiani bisognosi e che presto scopriranno di essere stati nuovamente strumentalizzati e ingannati.


Fonte: https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam/photos/a.625991104125482.1073741865.388981637826431/1771643309560250/?type=3&theater